Campioni di videogiochi? Eroi nazionali!
02.03.2010
…in Corea del Sud naturalmente!
Per diventare famosi o arrivare a crearsi una propria linea di abbigliamento le vie più semplici sono diventare calciatore, velina, politico o cantante… bisogna avere qualche dote speciale, una bellezza straordinaria o essere sposata/o con qualcuno di famoso! Insomma in Italia è così – ma è così ovunque?
Macchè! In Corea del Sud anche un campione di videogiochi – ovvero di
Starcraft – può diventare una vera celebrità. Prendiamo l’esempio di
TossGirl, o meglio See Ji-Soo: una ragazzina attraente che appena sedicenne voleva competere a Starcraft nelle grandi arene.
È iniziata quasi per caso la sua passione, sfidando la sorella maggiore. A spingerla è stato suo padre. E TossGirl partita dopo partita è diventata sempre più brava e a circa 18 anni ha cominciato – grazie anche al suo aspetto fisico – una carriera da professionista, competendo subito ai massimi livelli e togliendosi più di una soddisfazione. Questa sua carriera le ha permesso di diventare una vera e propria celebrità e ora ha molti ammiratori anche in occidente, forse interessati di più al
fenomeno di ragazza pro-gamer che alle sue capacità.
Anche tutti gli altri esempi dello “star system” coreano legato a Starcraft sono ragazzi giovanissimi, di al massimo 16 anni, che hanno ottenuto il successo grazie ai loro riflessi scattanti e a tanta voglia di competere e vincere. A vent’anni, chi è stato bravo a farsi conoscere, ha già qualche
fan club, uno
spot televisivo da protagonista e la
pubblicazione di un libro alle spalle. A circa 26 anni poi il mito è passato: di loro non resta che l’ombra di un cyber atleta in declino, pronto a lasciare il posto ai nuovi arrivi.
In Corea del Sud Starcraft è considerato sport nazionale e le partite tra i grandi maestri di questo
cyber sport vengono trasmesse su tre reti televisive e giocate in palazzetti dello sport stracolmi di pubblico. Chi pratica questo sport elettronico viene definito
cyber atleta e se viene pagato da qualche sponsor dei team professionistici, allora è un
pro-gamer (professional console gamer). Questo fenomeno ha generato una vera e propria industria simile al business del Poker: la spettacolarizzazione di un gioco e la creazione di personaggi perfetti da sfruttare come star televisive.
Beh, pensandoci bene, vivere e guadagnarsi da vivere giocando non deve essere poi così male. Nonostante tutto però anche per intraprendere una carriera simile bisogna allenarsi e passare 8 ore al giorno davanti al computer, sempre con lo stesso gioco. Eppure ragazzi come
Lim Yo Hwan,
Lee Jae Dong e la stessa
See Ji-Soo spingono i giovani a dare il massimo nei videogiochi piuttosto che a scuola o nel lavoro. È un po’ come il sogno di molti bambini e ragazzi italiani che sognano di diventare calciatori come Totti o Del Piero, trascurando la scuola.
Guardando però la realtà, apparte poche eccezioni, le star di questo mondo riescono a mantenersi economicamente per ben poco tempo. Solo alcuni dopo i 25 anni riescono a trovare lavoro in questo ambiente, magari come telecronisti o allenatori dei nuovi team. Per il resto è più che altro il sogno
“Vivere giocando” che attira milioni di giovani coreani verso gli sport elettronici.
Insomma, se da noi molti genitori proibiscono ai ragazzi di giocare ai videogiochi, in Corea del Sud talvolta sono proprio gli stessi genitori a spingere i loro figli verso una carriera da cyber atleti!
E voi cosa ne pensate? La cultura occidentale e quella asiatica sono così distanti una dall’altra? O semplicemente le culture “esotiche” hanno la mentalità più aperta rispetto alla nostra nell’ambito tecnologico?
...
04.03.2010 16:22
eh già ....
03.03.2010 21:26
starcraft è stra figo
03.03.2010 13:41
vero!
...
03.03.2010 10:26
il sapere e la cultura che la scuola deve insegnare,ma anche i valori di libertà !!
giusto riki!!!!!!!!!!!!!!
02.03.2010 18:41
ad esempio la scuola!!!!!!!???
campioni di videogiochi...
02.03.2010 09:31
le due culture sono certamente diverse,ma è bello confrontarsi e trovare di ognuna qualcosa che ci avvicini...
forse le culture esotiche sono più aperte ai videogiochi,ma nella vita cè bisogno anche di altre cose oltre ai videogiochi.