Fortuna, vieni da me!
18.11.2011
Questo era il titolo di una mostra fotografica del 2010 che ritraeva la comunità cinese in Alto Adige. Immagini di volti asiatici con degli sfondi a noi noti, un vecchio crocifisso in legno, le dolomiti, le chiese al centro dei paesi, i meleti …
Bene o male tutti desiderano che la fortuna venga a bussare alla propria porta di casa. La dote più ambita è sicuramente una valanga inimmaginabile di soldi, non uno, non due ma subito molte decine di milioni di euro.
Per fare cosa? A questa domanda ognuno ha già la risposta pronta. Una risposta che è stata preparata durante numerosi viaggi di fantasia. C'è chi senza esitare, mollerebbe all'istante il proprio lavoro, si comprerebbe case, macchine, barche e tutto quanto si possa acquistare per condurre una vita spensierata nel più sfrenato benessere materiale. Poi ci sono quelli un po' più cauti, quelli che ragionando intuiscono che la massa di soldi potrebbe cambiare così drasticamente la propria vita da avere qualche effetto collaterale indesiderato. Si interrogano sulla reazione di parenti, amici e conoscenti, temono che le relazioni con gli altri possano raffreddarsi e quindi si ripropongono di distribuire un po' di denaro alle persone a loro care. Se non altro per un principio di giustizia ed equità. Altri, ancora più cauti, non oserebbero nemmeno mollare all'istante il proprio lavoro. Hanno paura di arrivare al punto di non sapere più cosa fare del proprio tempo libero, di annoiarsi e di perdere il senso della propria esistenza.
Riflettendo sugli effetti collaterali di una vincita milionaria al gioco viene il sospetto che la fortuna
non si possa esprimere solo in soldoni. Non si può forse affermare che le amicizie, l'essere nati e vivere nella parte ricca del pianeta, la possibilità di andare a scuola, l'avere una famiglia, un sistema sanitario, trovare un lavoro … che insomma tutte queste cose normali che abbiamo davanti al naso tutti i giorni non siano una fortuna?
E poi c'è un'altra questione irrisolta. La fortuna nella quale tutti sperano esiste davvero?
E se anche la risposta fosse si, ha senso aspettare che venga a bussare alla nostra porta?
I giornali non diffondono i dati di quanto spendono gli italiani per il SuperEnalotto, gratta e vinci, schedina e altre lotterie. Nel 2009 erano circa cinquanta miliardi di Euro! Cifre astronomiche che fanno delle lotterie la quinta industria d'Italia. Non c'è da rallegrarsi perché questa cifra non è un regalo dello stato ai propri cittadini ma al contrario è quanto hanno speso le famiglie italiane per coltivare una inutile speranza. Perché se lo stato ci guadagna, se la ricevitoria incassa la percentuale sulle giocate, se il vincitore si mette in tasca la vincita, qualcuno questi soldi li deve pur aver tirati fuori.
L'incremento esponenziale di giocatori è il segno di un grande disagio sociale, il preciso segnale di un peggioramento delle condizioni generali del paese, soprattutto delle fasce più deboli, che dopo aver ridotto drasticamente i consumi non trovano altro rimedio che appellarsi alla fortuna per poter tirare avanti. Purtroppo così facendo non fanno altro che peggiorare le loro condizioni economiche perché il gioco non può mai essere in perdita per il gestore (lo Stato) ma è sempre in perdita per i giocatori. Sono soldi che escono dalle famiglie, che vengono dirottati verso una aspettativa effimera, molto, molto, molto improbabile!
La fortuna non ti viene a cercare. Mai. È molto più probabile, migliorare le propri condizioni di vita e quindi trovare la fortuna, andandole incontro, ad esempio così come hanno fatto i cinesi venuti in Alto Adige ed emigrati in tutto il mondo. La fortuna non si trova compilando una schedina senza alcuno sforzo. Operazione a cui manca l’attributo fondamentale che rende tutto nobile, e cioè l’impegno e il sacrificio, la lotta e la ricerca di un miglioramento per nostro merito, attraverso il sudore della nostra fronte, mediante le nostre forze.
Immagine:
© Jeanette Dietl - Fotolia